Dire di sì alla vita anche di fronte ai problemi più strani e ostici; la volontà di vivere esulta persino di fronte al sacrificio dei suoi simboli più elevati. E' questo che ho definito dionisiaco. F.W. Nietzsche
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Avrei voluto più tempo per sorridere ai tuoi occhi
avrei voluto più spazio per riempire i miei vuoti
e le infinite curiosità
avrei voluto darti più possibilità di conoscermi ed aiutarmi
avrei voluto ma tutto ciò non c'è più
adesso la pioggia non bagna più
il sole non scalda più
la luna è sempre più lontana
ed io solo con me stesso rifletto e piango
non sono riuscito a spiegare a nessuno ciò che provo e che ho provato
non fà per me, aspetto il mio momento e quieto godo del prossimo tramonto;
Adesso che i temporali non fanno più paura
adesso che i terremoti non scuotono il mio cuore
adesso mi manchi.
Questa è paura, questo è il mio modo di esasperare la vita
smuoverla, scuoterla ed urlare al cielo infinito e rosso
IO HO PAURA
IO HO PAURA
IO HO PAURA
IO HO PAURA
IO HO PUARA
IO HO PARUA
IO HO PRUAA
AAAAH, non c'è .
Milioni di parole in un solo foglio
milioni di sguardi in un solo dipinto
milioni di immagini in una sola fotografia
il mondo in un attimo, un solo attimo
un legno caldo e vecchio come il sole
il tiepido risveglio del caffé macchiato di anice
un sorso di natura nel mostruoso caos
uno spiraglio di luce tra minacciose montagne
floride idee fra cumuli di buone intenzioni
milioni di sensazioni in un solo sussulto
la vita racchiusa nell'eternità danzante e gioconda
da far impallidire... ed ancora navi e immensi coati d'ingenuità
con fare debole, indeciso mi avvicino al tuo corpo
ai tuoi occhi mi rivolgo con fare pietoso,
al tuo respiro soffice rispondo con affanno
quasi m'imbarazzo ed arrossisco
colgo una briciola di candore
e la ripongo, nascosta, come cenere
nel mio cuore di cristallo
vado via, nuovamente vivo
Si può piangere all'infinito, senza per questo sentirsi soli
si può piangere all'infinito, senza per questo sentirsi deboli
si può piangere all'infinito, senza per questo ridursi in mille pezzi
si può piangere per notti e mattine e pomeriggi lunghi
senza per ciò inasprirsi sino alla nausea
si può piangere sotto la pioggia, in una sera d'estate
le lacrime cadono giù e l'anima si solleva
gli occhi bruciano ma il cuore si bagna e vola libero...
Questo è un sogno, il mio caro amico
questo è un tragitto lungo la Bulgaria
la vita dietro un tubo di plastica...
... che si appiattisce sempre più
mi armo di pennello e colori e fantasia
con incedere pacato dipingerò l'allegria
semmai qualchuno ne sentirà il bisogno
parlerò e tratteggierò il tuo dolce ghigno
le tue palpebre in frenetico movimento
la vita nei tuoi tratti, interpretata da me
folle pittore del nulla... ma vivace
mia odorosa farfalla nell'ombra
sinuose le tue forme mi sospingeranno verso colori forti, sporchi quasi fossero infangati
il tuo odore e le tue sintonie, il tuo leggero tocco
prende forma questo foglio, forma e candore
non c'è religione, non c'è schema
questa forma assumerà più e più forme, per portarci...
chissà dove... amico pirata portaci tu nell'immensità del vento
conducici negli ardori della passione, nel dolce e selvaggio braccio delle onde
così belle, così libere, forti sincere e mai stupide
portaci lì, dove si incontrano le tempeste... portaci proprio lì dove potrò urlare al mondo...
Ho visto una stella, luminosa e raggiante
con passi soffici le ho dato la luce e non il bagliore
con parole sincere le ho dato calore non il fuoco
e poi ho imparato mille cose dai suoi occhi immensi
tant'era la vita che essi contenevano
e poi ho imparato a sospingermi sempre più in là con i sogni
e poi ho imparato a guardare e scrutare e annusare ogni emozione,
le sue ardenti estremità ho saggiato con dolore
il suo ardente cuore ha sorbito la mia pelle
le sue estenuanti passioni ho saputo amare
senza mai demordere e senza mai desistere
ne ho vissuto ogni istante, glorioso e decadente...
ma nulla ho potuto apprendere per descriverne la semplice bellezza,
e allora come un fiume in piena ho varcato ogni limite
come un esplosione devasta ogni cosa circostante, il mio spirito ha distrutto ogni stupida certezza
lo stesso spirito che ne và fiero, che cammina sull'aria e scavalca ogni perplessità
viaggerò, sorvolerò ogni umana saggezza
per trovare quel sentimento che ho custodito sotto una montagna
finalmente lascerò che la sua luce abbagli i miei errori
e che le nuvole si sciolgano per lasciar spazio
l'incantevole stella
è tornata, non è mai andata via
colpa mia,
meravigliosa creatura.
Talvolta ci sentiamo isolati dal resto, quindi conserviamo il mondo in un tovagliolo di carta
lo tieni in serbo per le occasioni giuste, e poi fai attenzione che non si secchi
sento una sorta di tristezza, di quelle che difficilmente vanno via
una tristezza che non ti rende impotente ma... disinteressato
vorrei rompere gli schemi, perché questa è una trappola
voglio evadere dallo usuale e far uscire fuori il mio mondo astratto
per quanto gli eventi ti spingano verso la triste realtà
il mio bellissimo mondo mi attrae e mi guida come le stelle fanno coi marinai,
leggero, fantasioso, generoso e intrigante
soffice e intimo, colmo di passione e follia
verde, rosso, blu e immenso... enigmatico nell aspetto
solitario nella sua sostanza
zaino in spalla, cuore e testa in alto cielo
e lì che son diretto
volete seguirmi?
Detto ciò, quindi, viene da sé, che il popolo napoletano appare come un cane che cerca di mordersi la coda, ma non un cane che al primo aggancio si rende conto del male che imprime a se stesso, bensì un cane che continuamente morde e morde fino a sfinirsi. Ecco, la parola sfinimento è quella che meglio descrive lo stato della città di Napoli. Perché è una città che si deteriora dal suo interno, con i suoi meccanismi e leggi strambe, che solo chi abita qui da bambino può comprendere e quindi rispettare; una città che troppo spesso si tinge dei colori più tristi di un inutile e fuorviante vittimismo; con ciò non voglio affermare che la colpa sia solo nostra, ma più semplicemente che, in questo stato di cose, l ultima cosa da fare e perderci nel vittimismo più spietato. Penso inoltre, con gran fermezza, che le soluzioni possano venire soltanto da noi, e non lo dico in base ad una spicciola filosofia, ma in base al fatto, inconfutabile, che siamo in un paese Democratico, e se la democrazia è reale e non immaginaria, allora ognuno di noi può, nel suo piccolo,fare in modo che le cose cambino e non peggiorino. Il modo è semplice; simile ad una catena, che la si può innescare in qualsiasi momento; ognuno di noi farà in modo di far rispettare i propri diritti di cittadino, facendo questo provvederà, automaticamente, a quelli degli altri; a questo punto è ovvio che per far sì che i propri diritti vengano rispettati e poi tutelati, bisognerà, ognuno di noi, rispettare i nostri doveri. Ecco la chiave, come ha detto Rita Levi Montalcini, molti sono quelli che ricordano i diritti ma pochi quelli che sanno che per avere dei diritti bisogna rispettare i propri doveri. E con questa nobilissima citazione, se volete modificata nella forma ma non nella sostanza, concludo questo ennesimo intervento sulla mia città.
Ovviamente il comportamento ignorante di questa frangia popolare finisce per danneggiare anche quella parte di persone con un minimo di buona intenzione e predisposizione verso quelle semplici regole, oltre che del buon senso, dell`organizzazione civile. Ebbene questa parte della popolazione napoletana, a mio modesto avviso, sarebbe anche piu` numerosa di quella frangia irrecuperabilmente (almeno a prima vista) ignorante; l`inghippo nasce laddove il napoletano civile, sentendosi solo e defraudato dei suoi diritti di cittadino, agisce di conseguenza portandosi dietro una serie innumerevole di azioni e gesti incivili, ma soprattutto di seguaci che finiscono per creare un disagio sociale ai limiti della sopportabilita`. In parole povere, cio` che destabilizza, in maniera gravosa, il sentimento civile della nostra citta` e` una sorta di reazione a catena istintiva che porta tutti ad agire in un`unica direzione, propria quella che va a discapito della intera popolazione, nessuno escluso. E` bene notare che i problemi di cui sto parlando, non sono quelli piu` gravi quali criminalita` organizzata o microcriminalita`(lungi da me affrontare un argomento cosi` delicato), bensi` quelle piccole infrazioni che ognuno di noi commette nel quotidiano (non rispettare divieti, non rispettare la fila alla posta, commettere un infrazione automobilistica etc.); insomma comportamenti ed abitudini facilmente rimovibili, ma che, per motivi gia` palesati, non accennano a cambiare ne` ad evolversi.
Perche` l`ignoranza come tema principale e portante di questa serie d`interventi su Napoli?
Ebbene, in primo luogo, perche` credo che essa sia, a dispetto delle apparenze, la malattia del secolo; in secondo luogo perche` essa affligge Napoli come una piovra la sua preda. Con pieno rispetto verso quelle malattie che ad oggi rimangono per lo piu` incurabili, reputo l`ignoranza una grave pecca della societa` moderna, in quanto fuori luogo e tempo massimo rispetto alle moderne e sofisticate invenzioni che privilegiano l`uomo. L`epoca dei mass media, della telefonia mobile, dell`informatica e di internet non dovrebbe ammettere ignoranza. In parole povere, se un tempo l`uomo non disponeva di veloci e sofisticati mezzi di comunicazione, ed era quindi ammissibile l`ignoranza, soprattutto in certi ceti sociali, oggi tutto cio` non e` piu` comprensibile, perche` tutti, o quasi, dispongono almeno di una televisione. Il che` rende ancor piu` grave la situazione di certe classi sociali, che, anziche` disporre di questi sofisticati mezzi d`informazione per innalzare il proprio livello culturale, li usano per futili motivi che talvolta li degrada maggiormente verso uno spaventoso livello d`ignoranza, a mio avviso mai raggiunto nella storia. Quello che intendo dire non e` la solita critica, fine a se stessa su programmi tv vari ed eventuali, bensi` un grido d`allarme verso coloro che ancora credono nell`uso del proprio intelletto, perche` questo mostruoso livello d`ignoranza, prima o poi, divorera` anche noi. Veniamo a Napoli, tale disagio si avverte soprattutto nel lavoro; difatti sono innumerevoli i ragazzi che lavorano dalle 6 alle 10 ore giornaliere per stipendi miseri ed indegni. Tutto cio` e` ovviamente dovuto all`ignoranza, ovvero alla volonta` di non sapere; se ognuno di quei ragazzi (me compreso, ovviamente) si informasse sui diritti di un lavoratore, usufruendo di un potentissimo ed efficacissimo mezzo d`informazione quale internet, protestando cosi` verso il proprio datore di lavoro, molto probabilmente la situazione occupati e disoccupati di Napoli non sarebbe cosi` disastrosa, o perlomeno sarebbe di dimensioni ridotte rispetto a quella attuale; In questa frangia di lavoratori sottopagati ci sono persone quasi costrette ad accettare tali condizioni di lavoro, ed e` ovvio che questo li esima dal mio discorso, ma per tutti coloro che hanno ancora la possibilita` di ribellarsi e far valere i loro diritti, il mio sprono e` che si muovano in tal senso affinche` le cose si smuovano da questo stato a dir poco penoso. Il mio auspicio e` quello che i ragazzi, usino internet o la televisione in maniera critica e funzionale ai propri interessi, e non unicamente per rimorchiare ragazze/i e guardare la De Filippi, perche` questa malattia e` contagiosa.